LA SATIRA

LA SATIRA

La definizione di satira va dettagliata sia rispetto alla categoria della comicità, del carnevalesco, dell'umorismo, dell'ironia e del sarcasmo, con cui peraltro condivide molti aspetti:

  • con il comico condivide la ricerca del ridicolo nella descrizione di fatti e persone,
  • con il carnevalesco condivide la componente "corrosiva" e scherzosa con cui denunciare impunemente,
  • con l'umorismo condivide la ricerca del paradossale e dello straniamento con cui produce spunti di riflessione morale,
  • con l'ironia condivide il metodo socratico di descrizione antifrasticamente decostruttiva,
  • con il sarcasmo condivide il ricorso peraltro limitato a modalità amare e scanzonate con cui mette in discussione ogni autorità costituita.

Essa si esprime in una zona comunicativa "di confine", infatti ha in genere un contenuto etico normalmente ascrivibile all'autore, ma invoca e ottiene generalmente la condivisione generale, facendo appello alle inclinazioni popolari; anche per questo spesso ne sono oggetto privilegiato personaggi della vita pubblica che occupano posizioni di potere.

Queste stesse caratteristiche sono state sottolineate dalla Corte di Cassazione che si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

« È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. »
(Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006)

lunedì 7 aprile 2014

"LE SCIE CHIMICHE SONO UNA CAZZATA"

«Le scie chimiche sono una bufala» così smentiscono i due esperti Turvani e Sabatino

Sciachimisti si, schiachimisti no. Sembra quasi una ‘guerra di religione’ tra chi parla di geoingegneria clandestina e irrorazioni da bario ed alluminio e chi, di fronte a queste teorie, risponde con una grassa risata. Oltre lo scontro, la parola passa a due esperti del settore, Fulvio Turvani, tecnico aereo e Alessandro Sabatino, fisico, entrambi concordi sull’idea che «le scie chimiche sono una bufala»
«Le scie chimiche sono una bufala» così smentiscono i due esperti Turvani e Sabatino- Maria Cristina Giovannitti - Dopo le interviste a Rosario Marcianò a sostegno delle scie chimiche, lasciamo spazio a chi –invece – ritiene queste teorie pura fantascienza. ArticoloTre intervista due esperti del settore. Fulvio Turvani è un tecnico aereo, si occupa di manutenzione dei velivoli e di assistenza durante il volo, nonché  lavora a stretto contatto con piloti dell’aeronautica militare e di recente anche dell'ex Alitalia. Insomma un conoscitore del campo aeronautico che ci spiega comel’irrorazione chimica è una pratica impossibile.
Lei esclude, secondo la sua esperienza, che gli aerei vengano riforniti con sostanze tossiche – come bario e alluminio – per irrorare il cielo?
Se parliamo di rifornimenti con carburante "adulterato" non si tratta di escluderlo solo in base all'esperienza ma in base alla logica e alla conoscenza della tecnica. Non si può aggiungere in percentuale rilevante qualcosa che non partecipa alla combustione, nel carburante, senza che ciò abbia effetti immediatamente rilevabili dai piloti e dai tecnici. Banalmente, anche senza considerare i danni al motore, agli apparati di dosaggio del carburante ecc, se aggiungo il 30% di una sostanza come il bario, un metallo, al carburante, per ottenere le stesse prestazioni dal motore devo come minimo consumare il 30% in più di carburante. Questo in ogni caso non si arriverebbe mai a verificarlo, visto che il motore si romperebbe molto prima e anzi, probabilmente non andrebbe mai in moto. Inoltre, l'aggiunta di una qualsiasi sostanza in percentuali rilevanti, sarebbe immediatamente scoperta dagli addetti al rifornimento, spesso, come nel mio caso, gli stessi tecnici che seguono l'aeromobile, già nel più semplice dei controlli fatti sul carburante. Quello con il termodensimentro. Ogni composto o sostanza ha una sua precisa densità legata alla sua temperatura. I tecnici per verificare che il carburante non sia inquinato, verificano che la densità del prodotto a loro disposizione, coincida con quella che il cherosene deve avere a quella data temperatura. Se è più o meno denso di quanto richiesto, significa che è inquinato. È impossibile aggiungere qualcosa al cherosene senza variare la sua densità e quindi sfuggire a questo semplice e banale controllo. Certo si può ipotizzare che tutti i tecnici, gli addetti ai rifornimenti, i progettisti ecc, siano complici del complotto. Ma stiamo parlando di un numero abnorme di persone. L'industria aeronautica è la più grande industria del mondo. Più di quella automobilistica, di quella ferroviaria o navale. 
In realtà, in uno studio del 2004 di Mark Purdey, è ammesso come uno dei veicoli di contaminazione da bario (oltre i cibi e l’acqua) derivi anche dalla dispersione di aerosol. Lei che ne pensa?
Sarei curioso di sapere in base a quali dati ha stabilito che il bario arrivava dagli aerei anziché da altre fonti. Mark Purdey è noto anche per le sue tesi alternative sulla BSE (la mucca pazza). Tesi che andavano contro quelle condivise dalla scienza, e proponevano spiegazioni alternative mai verificate. Personalmente mi considero un feroce ecologista. Non credo però si faccia il bene dell'ecosistema inseguendo tesi campate in aria. Non c'è bisogno degli aerei per giustificare il bario attorno a noi. Oltre ad essere presente in natura, è ampiamente usato dall'industria. Si utilizzano i suoi ossidi nelle vernici, nella costruzione di componenti elettronici e addirittura nei mattoni per la costruzione a vista perché abbiano uniformità di colore. 
Come giustifica la denuncia del 2003 che il SULTA ha fatto per un anomalo traffico di aerei senza insegna?
Direi che quella è la prova che sarebbe impossibile portare avanti operazioni come quelle ipotizzate dai teorici del complotto, senza che qualche addetto ai lavori renda pubbliche le anomalie delle operazioni. Se ben ricordo la vicenda riguarda i voli segreti che la CIA effettuava a causa delle operazioni legate alla guerra del Golfo. Furono gli stessi addetti ai lavori, che addirittura attraverso il loro sindacato, denunciarono che questi voli facevano scalo presso gli aeroporti italiani. Ciò dimostra che immaginare un complotto che coinvolge tutti gli addetti ai lavori, è una follia. Così come non è pensabile che essi si voltino da un’altra parte ogni volta che vi è qualcosa di anomalo. 
Non ritiene possibile che vi siano irrorazioni militari per il controllo del clima? Ritengo impossibile che un numero così consistente di aerei, come quello ipotizzato dai teorici del complotto, possa percorrere il cielo senza essere notato dalle decine di migliaia di piloti civili, dai milioni di passeggeri che trasportano e da tutti coloro che per passione frequentano il cielo. Inoltre so riconoscere che gli aerei che vedo volare con scia al seguito, sono spesso aerei di voli di linea regolarmente schedulati. Magari lo stesso volo che io o lei o qualche nostro amico o parente ha preso la settimana prima o prenotato per quella prossima. Un traffico di centinaia o migliaia di aerei militari, gli unici che produrrebbero una scia, non passerebbe certo inosservato a chi in cielo ci passa buona parte della sua vita. 
Perché, però, nel quinto rapporto del IPPC, al capitolo “Clouds and aerosol” , si parla di scie persistenti?A quali scie si fa riferimento?
Non ho letto sinceramente il rapporto. Non vi è comunque bisogno di un complotto per prendere atto che i voli aerei, così come tutte le attività umane, contribuiscono all'inquinamento, all'immissione di CO2 in atmosfera ecc. Credo quindi sia naturale aspettarsi che anche il trasporto aereo abbia le sue colpe nelle variazioni climatiche dovute all'attività umana. Anche questo scambio di dati via internet da il suo contributo, ma ciò non significa che io è lei stiamo complottando per sterminare la popolazione o per cambiare il clima della terra. È un limite della nostra tecnologia. Si sa da tempo che le scie degli aerei contribuiscono all'aumento della nuvolosità. Già tempo fa la NASA aveva indicato all'incirca nel 1% l'aumento di nuvolosità dovuto alle scie di condensa. Chiaramente queste scie non sono distribuite in modo uniforme nel mondo ma si concentrano nelle zone più frequentate dagli aerei. Quindi su scala locale l'impatto può essere ben superiore. Ma ripeto, si tratta di un limite tecnologico. Non di un complotto.
In conclusione, le scie chimiche sono una bufala?
La risposta secca è sicuramente si. La spiegazione che ci fornisce la fisica è decisamente più logica e lineare di quelle che forniscono i teorici del complotto. All'interno di un motore aeronautico avviene la combustione del carburante. Questa combustione non è altro che l'ossidazione di un idrocarburo, ovvero di una molecola composta di idrogeno (H) e carbonio (C), tramite l'ossigeno atmosferico (O). Quello che si ottiene credo lo possiamo scoprire tutti rispolverando i libri di chimica organica delle superiori. H2O (acqua), e CO2 (anidride carbonica). È proprio quest'acqua che noi vediamo formare le scie. In realtà quelli che vediamo sono cristalli di ghiaccio perché a causa delle bassissime temperature presenti in quota, l'acqua espulsa dal motore sublima in ghiaccio. È inoltre interessante notare che la quantità di acqua prodotta, è superiore a quella del cherosene consumato. All'incirca 1,3 volte in peso. Questo significa che l'acqua prodotta, sarà sempre superiore a qualunque altra cosa io possa aggiungere al carburante. Inoltre chiunque può osservare che la scia non comincia mai a diretto contatto dei motori ma ad una certa distanza, variabile a seconda delle diverse condizioni. Questa distanza rappresenta il tempo necessario al passaggio di stato dell'acqua da gassoso e invisibile (vapore), a solido e visibile (ghiaccio). Chi come me ha qualche anno in più ricorderà che le auto degli anni 70-80 avevano spesso la marmitta che si bucava. Succedeva per lo stesso identico motivo (e talvolta accade anche oggi). Si bruciava benzina o gasolio (anch'essi idrocarburi) e si produceva acqua. Se si faceva viaggi corti e la marmitta non si scaldava a sufficienza da farla evaporare, quest'acqua faceva arrugginire la marmitta bucandola.
Cercando di approfondire la questione anche da un punto di vista fisico, intervistiamo il dott. Alessandro Sabatino, laureato in Fisica, dottorando presso il dipartimento di matematica dell'Università di Strathclyde, in Scozia e collaboratore per il blog Tagli.
Perché, secondo lei, è da escludere la presenza di scie chimiche?
Il motivo è molto semplice: le analisi chimiche che la comunità scientifica ha condotto in questi anni per studiare le scie di condensazione hanno evidenziato che le scie degli aerei sono composte da acqua e dai gas di scarico dell’aereo. In tutte queste analisi, condotte con tecniche diverse, non si è mai trovata traccia delle sostanze evidenziate da coloro che sostengono la teoria delle scie chimiche. E questo è stato fatto più volte sia da ricercatori universitari che da ricercatori in enti statali o regionali, come le ARPA. Inoltre come ha sottolineato in un articolo di Nimbus, davvero molto interessante, scritto dal dott. Luca Onorato dell’ARPAL, le scie che vediamo in cielo sono sempre riconducibili a fenomeni noti. Non sono mai state riscontrate anomalie né nell’osservazione di scie, né nelle analisi chimiche. E il bello è che un’analisi che è circolata tra i complottisti ultimamente di acqua piovana riportava valori perfettamente nella norma: i metalli pesanti, che per i complottisti sono sparsi da questi aerei per avvelenare la gente, avevano valori 1000 volte sotto il valore di pericolo per la salute umana ed erano a concentrazioni assolutamente naturali. Senza contare che l’acqua piovana raccoglie tutto quello che buttiamo in atmosfera e che proviene dalle fonti più disparate, come l’inquinamento causato dalle industrie. Altri fenomeni che sono stati scambiati per effetti delle presunte scie chimiche, come delle iridescenze nelle nuvole, o come delle nuvole ondulate o delle scie che appaiono nel cielo senza la presenza di aerei sono invece fenomeni puramente naturali dovuti all’instabilità atmosferica, alla presenza di rilievi montuosi o alla proprietà dei cristalli di ghiaccio contenuti nelle nuvole.
Di conseguenza, i filamenti bianchi – polimeri – che gli sciachimisti definiscono altamente tossici, a suo avviso cosa sono?
Ragnatele. Sono state condotte varie analisi, la più recente dal nucleo NBCR dei Vigili del Fuoco e dall’ARPA Lazio, dopo segnalazione di cittadini allarmati dal fenomeno. Le analisi di entrambi hanno confermato che il materiale non è tossico e che si tratta di semplici ragnatele. Si tratta infatti del cosiddetto fenomeno dello spider ballooning, che è un ingegnoso sistema che i ragni utilizzano per spostarsi. In pratica i ragni costruiscono una tela che viene trasportata dal vento insieme al ragnetto. Una volta atterrato il ragno lascia la tela, come facevano i paracadutisti nella seconda guerra mondiale. Il fenomeno, del resto, è noto da almeno 200-300 anni: uno tra i primi a descriverlo fu Darwin nel suo resoconto del viaggio sulla Beagle. Ecco non mi pare che ai tempi dello scienziato inglese ci fossero già gli aerei… E poi perché, se ci fate caso, di questi filamenti si parla sempre e solo nei mesi tra settembre e dicembre? Forse perché quello è proprio il periodo in cui i ragni migrano usando questo sistema?
Ci fornisce delle documentazioni scientifiche in merito?
La letteratura scientifica sulle scie di condensazione è estremamente ampia, quindi diciamo che ho l’imbarazzo della scelta. Vorrei sicuramente segnalare una ricerca di Weiekmann (purtroppo è in tedesco) del 1919, apparsa su Naturschwissen (Wolkenbildung durch ein Flugzeug), che è la prima testimonianza delle scie di condensazione: è l’osservazione di una scia di condensazione sopra Monaco e questa scia si espande, si curva e persiste, roba che ad un complottista attuale avrebbe fatto urlare alla “scia chimica” e all’avvelenamento globale. Due anni dopo sulla Monthly Weather Review appare un articolo simile (si intitola “Cloud Formation by a Supercharged Plane”) nel quale il pilota dell’aereo descrive una scia lasciata dal suo apparecchio di 2 miglia, poi un’interruzione di ¼ di miglio e successivamente un’altra scia di 3 miglia. Altro fenomeno che per i complottisti è una prova inconfutabile dell’esistenza del complotto, peccato fosse già stata osservata quasi 100 anni fa. La spiegazione scientifica delle scie di condensazione viene data prima nel 1940 da Ernst Schmidt e successivamente da Appleman nel 1953, che mette in relazione la formazione delle scie con tre parametri fondamentali: quota (o, più correttamente, pressione atmosferica), temperatura e umidità. La primissima analisi chimica sulle scie di condensazione è stata condotta da Pillié e Justo nel 1957, dove analizzarono i cristalli di ghiaccio in scie persistenti, altre analisi chimiche sono state condotte da Twothy e Gandrud nel 1998 (“Electron microscope analysis of residual particles from contrail aircraft”, Geophysical Letters Research), da Petzold nello stesso anno sempre tramite microscopio elettronico (ricerca pubblicata su Atmospheric Research), e da Minnis, Heck e Young nel 1992 usando satelliti investigando sia nello spettro visibile che in quello  infrarosso (ricerca pubblicata sul Journal of Atmospheric Science). Nessuna di queste analisi ha trovato qualcosa di anomalo. Schumann nel 2009 ha presentato un lavoro (“A Contrail Cirrus Prediction Tool”) in cui descrive un modello da lui costruito per predire le scie di condensazione con ottimi risultati e sottolineando come le sue ricerche mostrino che il 38% dei voli formino scie di condensazione. Una ricerca di Radel e Shine del 2007 sottolinea che le condizioni per la formazione delle scie di condensazione non sono così rare come qualcuno vuol fare credere, anzi sono abbastanza comuni alle quote in cui volano gli aerei. La persistenza e l’evoluzione delle scie di condensazione è stata studiata con vari modelli numerici, uno tra tutti cito la ricerca di Gierens (1996). Tutti i fenomeni che i sostenitori della teoria del complotto delle scie chimiche possono essere spiegate da queste e da molte altre ricerche condotte dagli scienziati negli ultimi anni.
Sappiamo che le scie di condensazione si formano in determinate condizioni: a quote molto elevate, con determinate temperature e con l’umidità relativa necessaria. Ammettendo che ci sia pure la condizione di umidità necessaria, perché ci sono fotografie di scie che si formano al di  sotto dei bassi cumuli, cioè ad altezze minime di 900 metri?
Io mi chiedo come qualcuno possa valutare ad occhio l’altezza di un cumulo o di un aereo, quando c’è gente in giro che non è in grado manco di valutare la distanza di sicurezza tra automobile e automobile. Valutare la quota non è sempre facile: bisogna considerare l’ingrandimento della macchina fotografica, le dimensioni degli aerei e l’angolo tra aereo e orizzonte. Secondariamente i cumuli sono nuvole che possono avere la base tra 500 e 6000 m e possono essere facilmente confusi con cirrocumuli, stratocumuli, altocumuli, che hanno la loro base a quote molto maggiori. Terzo: quando ci si riferisce alle scie di condensazione si afferma che normalmente si formano sotto gli 8.000 metri, ma non vuol dire che se ci sono le condizioni di pressione, temperatura e umidità adatte non si possano formare al di sotto di questa quota, anche al di sotto ai 3000 m. Inoltre esistono altri tipi di scia che possono essere lasciate da un aereo, tipo le scie aerodinamiche o le scie di convezione che si formano con meccanismi diversi rispetto alle scie di condensazione e che si creano anche a terra (ci sono immagini spettacolari di scie aerodinamiche causate dalle monoposto di Formula 1, fenomeno noto come Trecce di Berenice). Le immagini satellitari inoltre hanno mostrato che esistono anche delle scie di condensazione molto sotto ai 3000 m: sono quelle create dalle navi. Il fatto per cui ci si riferisce alla quota è perché la pressione, che è uno dei parametri nella teoria di Schmidt-Appleman, dipende dalla quota: più in alto si va, minore sarà la pressione. Non ultimo: parlando di cumuli normalmente la presenza di cumuli è associata a instabilità atmosferica, condizione in cui si formano più facilmente le scie di convezione.
Per valutare obiettivamente caso per caso e poter affermare che quella è una scia “anomala” servirebbero delle prove che, quindi, una fotografia da sola non può certamente dare. Prove che finora nessuno è stato in grado di fornire.

Ci sono dei filmati di aerei che – percorrendo la stessa traiettoria e alle stesse condizioni – alcuni rilasciano le scie ed altri no. Com’è possibile?
Anche qui dai filmati mi pare molto difficile che si possa affermare che due aerei stiano percorrendo la stessa identica rotta: possono esserci degli effetti ottici nei video, che fanno apparire un aereo alla stessa quota di un altro, mentre nella realtà vi è una separazione orizzontale o verticale di centinaia o addirittura migliaia di metri. Mi ricordo una foto con due aerei, uno che lasciava la scia, mentre l’altro no e sembravano entrambi alla stessa quota, con un’analisi più attenta, considerando le dimensioni dei due veivoli, si è scoperto che tra di loro ci dovevano essere almeno 1500 m di separazione. Ma se anche fossero alla stessa quota, sarebbe comunque possibile da spiegare. Noi ci immaginiamo l’atmosfera sopra di noi come perfettamente omogenea. Ecco, quest’immagine non è del tutto vera, anzi: le condizioni atmosferiche possono cambiare in maniera repentina, sia spazialmente che temporalmente. Basti pensare ai fenomeni temporaleschi estivi, che si formano nel giro di pochissime ore o alla presenza di aree libere da nuvole a pochi chilometri da celle temporalesche violente. Inoltre non è assolutamente detto che a parità di condizioni a terra le condizioni in quota siano uguali, anzi, è estremamente improbabile: sopra gli 8000 metri possono essere presenti fortissime correnti, dette correnti a getto, che raggiungono tranquillamente i 200 km/h, quindi già dopo una decina di minuti le condizioni possono essere radicalmente diverse. Ringrazio il prof. Claudio Cassardo per i suggerimenti.

Fonte: http://www.articolotre.com/2014/04/le-scie-chimiche-sono-una-bufala-cosi-smentiscono-i-due-esperti-turvani-e-sabatino/

2 commenti:

  1. Paolo el panza8 aprile 2014 17:00

    L'articolo è fin troppo chiaro (uno dei due autori, poi, se ricordo bene teneva un blog di sbufalamento); quindi due soli commenti che riprendono le tag.
    Straker sei un babbeo
    Straker? PUPPA!

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  2. Fulvio Turvani è il mitico "Orsovolante".
    Alessandro Sabatino (su twitter @Ondaanomala1, 1988) vive a Glasgow. È Research Student in Matematica all’Università di Strathclyde in Scozia, dove si occupa di oceanografia; si è laureato nel 2012 in Fisica all’Università di Torino.

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