LA SATIRA

LA SATIRA

La definizione di satira va dettagliata sia rispetto alla categoria della comicità, del carnevalesco, dell'umorismo, dell'ironia e del sarcasmo, con cui peraltro condivide molti aspetti:

  • con il comico condivide la ricerca del ridicolo nella descrizione di fatti e persone,
  • con il carnevalesco condivide la componente "corrosiva" e scherzosa con cui denunciare impunemente,
  • con l'umorismo condivide la ricerca del paradossale e dello straniamento con cui produce spunti di riflessione morale,
  • con l'ironia condivide il metodo socratico di descrizione antifrasticamente decostruttiva,
  • con il sarcasmo condivide il ricorso peraltro limitato a modalità amare e scanzonate con cui mette in discussione ogni autorità costituita.

Essa si esprime in una zona comunicativa "di confine", infatti ha in genere un contenuto etico normalmente ascrivibile all'autore, ma invoca e ottiene generalmente la condivisione generale, facendo appello alle inclinazioni popolari; anche per questo spesso ne sono oggetto privilegiato personaggi della vita pubblica che occupano posizioni di potere.

Queste stesse caratteristiche sono state sottolineate dalla Corte di Cassazione che si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

« È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. »
(Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006)

lunedì 26 dicembre 2011

26-12-2011 - LA LINOTYPE: PIOMBO BOLLENTE!

Per più di venticinque anni ho "battuto" su questa tastiera... di tutto e in tutte le lingue che utilizzano i caratteri latini. Tantissimi libri, giornali, settimanali, lavori commerciali... 
Quando il computer, come lo conosciamo oggi, era di là da venire e le stampanti laser o inkjet erano fantascienza!


Come mai, oggi, scrivo di queste cose "vecchie"?
Perché stasera, girando sul web, ho trovato questa chicca:

 Primo: mi ha fatto piacere scoprire che un altro Nigrelli (che non è assolutamente un mio parente prossimo), ha fatto il mio stesso lavoro.
Secondo: stigmatizza come i linotipisti in primis e i tipografi in generale fossero tenuti (allora) in grande considerazione tanto da equipararli a quelli che in seguito furono denominati "pubblicisti".
Terzo: già allora eravamo provvisti di "Licenza"... come adesso con lo SMOM... ahahahah!
***
Già che ci sono, voglio pubblicare alcune foto della mia Linotype "Menta M1" (che non possiedo più da anni) scattate in occasione di una chiamata in soccorso dall'attuale proprietario per risolvere alcuni problemucci derivanti dall'usura di un componente meccanico che però non erano stati in grado di individuare. Come si vede, la macchina è parzialmente smontata... beh... lo vedo io...




Le "matrici" (quelle cosine gialle) a destra nella foto, sono i fuoricassa: lettere accentate e segni grafici vari che venivano inseriti a mano, all'occorrenza.



Il "magazzino": quella scatola piatta con su scritto "12 permanent" vuol dire che la macchina sta utilizzando il font "permanent" corrispondente all'helvetica o allo swiss, in "corpo 12" (punti tipografici) e nella versione "normale" e "nero".
Per cambiare font o dimensione, bisognava sostituire tutto il "magazzino".




L'attuale proprietario, felice e soddisfatto, dopo la riparazione perfettamente riuscita.

WASP

13 commenti:

  1. Wow, che bel pezzo di storia! Oltre ai fiori anche questo è un articolo interessante, grazie Wasp! Un pezzo di storia di una professione ignorata dalla maggior parte delle persone che hanno sempre dato i libri e le pubblicazioni in genere come qualcosa di scontato.

    Piccolo refuso: la scrittura corretta sarebbe "inkjet" non "inkget".

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  2. Sei sicuro che non sia un tuo parente?
    Sembra somigliarti un poco, oppure sono ubriaco senza aver bevuto?

    Comunque quella tastiera è un casino, io ci metterei cinque anni a scriverci qualcosa

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  3. Grazie Buzz Lloyd, correttore di bozze! Refuso corretto.

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  4. Palle Quadre, è questione di abitudine: io trovo quella tastiera molto più ergonomica della "qwerty" (dove riesco a scrivere con sole due dita...). La produzione contrattuale del linotipista (da giornale) era di 8.500 battute/ora che si raggiungevano facilmente e restava ancora il tempo di fumarsi una sigaretta e prendere un caffè...
    A proposito, avete mai sentito parlare di "etaoin"? è la prima fila a sinistra dei tasti della linotype.

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  5. Mancano i numeri o c'è un gruppo di tasti apposito che non si vede? O i numeri sono "fuoricassa?

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  6. @Paolo: i numeri ci sono, in centro tastiera a sinistra delle maiuscole. Se guardi bene, sotto i numeri ci sono delle lettere... è il "maiuscoletto". Le matrici hanno due posizioni, di solito "tondo" e "corsivo" o "nero"; i numeri, al posto dell'alternativo corsivo/nero hanno delle lettere maiuscole ma basse come il minuscolo, il cosiddetto "maiuscoletto".
    I "fuoricassa" sono le lettere accentate maiuscole e quelle non comuni nella lingua italiana tipo dieresi, cediglia, lettere barrate, segni matematici, ecc....
    Pensa che quando ordinavi (compravi) un font nuovo dovevi segnare nell'elenco dei fuoricassa sia quelli che volevi che la quantità... di solito 2/3 per tipo.
    Quando è arrivato il segno "@" siamo rimasti tutti spiazzati: non lo aveva nessuno in Italia!
    Poi la "Simoncini" (fabbrica italiana di matrici - che non c'è più) ha provveduto.

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  7. Ah, la buona vecchia meccanica di un tempo...
    Scherzi a parte, per quel poco che ne so, le linotype erano dei veri gioiellini di meccanica, e che siano ancora in uso oggi, dimostra QUANTO erano ben fatte e robuste.
    Concordo con Buzz Lloyd, un gran bel pezzo di storia!

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  8. Si autentici gioielli di meccanica ma che, immagino,a causa del piombo fuso, creassero non pochi problemi ai polmoni

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  9. @ frankbat: sì, la vecchia meccanica di un tempo: fatta per durare (19.000 pezzi diversi di alta precisione); non era raro lavorare su macchine di 50/60 anni di età: lì si vedeva l'abilità dell'operatore!!!
    Negli anni '50 tutte le linotype funzionanti in Italia erano inglesi o americane; venivano importate già usate, sottoposte a revisione e vendute come "rebuilt". Erano perciò macchine che avevano già decine di anni di servizio.
    Solo negli anni '60 la ditta Menta di Milano ha cominciato a costruire interamente in Italia le sue Mentype. Questa nella foto è stata da me comperata nuova di fabbrica nel 1971: ha compiuto 40 anni!

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  10. @ The Foe-Hammer: no, nessun problema particolare; la malattia specifica da intossicazione da piombo è il Saturnismo: ebbene per mia esperienza personale, ti posso assicurare che non ho mai conosciuto né saputo di qualche tipografo che si sia ammalato di Saturnismo.
    Il vero problema non era il piombo fuso (330°C) ma il fatto che le caldaie venissero rabboccate con metallo usato (stampato) e quindi sporco di residui di inchiostro e petrolio che a quella temperatura bruciava e "fumava".
    Si è rimediato, in un primo tempo, con una cappa aspirante... non molto efficace, l'odore era ancora abbastanza forte.
    Si è passato allora agli alimentatori automatici a galleggiante. In pratica il metallo "usato" veniva fuso e trasformato in lingotti in appositi locali prima di essere riusato pulito nella linotype.
    I vapori della fusione, invece, non erano un problema in quanto essendo "pesanti" tendevano a scendere verso il pavimento e quindi lontano dai polmoni.

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  11. Quante me ne sono passate per le mani...le importavamo dagli Stati Uniti, vecchiotte ma ancora valide. Devo avere ancora qualche pezzo in officina. Che nostalgia :-)

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  12. @Apewithtools, grazie per il tuo contributo e per la visita!

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  13. Auguroni.zanzara non loggata:)

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